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Claudia De Grandi

Il lavoro di Claudia De Grandi è una distillazione di studio minuzioso e pensiero controllato ispirato dalla musica e dalla meditazione. Le tele che Claudia chiama “mediazioni in movimento” sono nella sua interpretazione privata arte, azioni del corpo e dello spirito. Quando sarà pronta Claudia magari manderà un invito a vedere i suoi grandi dipinti – contemplazioni attive sull’astrazione e la trasparenza, espressioni dell’aria che respiriamo e la natura della trasmissione attraverso lo spazio e il tempo.
In un’altra dimensione del suo lavoro invita anche il pubblico a unirsi a lei nel momento, tutti pronti ad alterare i propri stati d’animo per essere testimoni della sua arte come vera interpretazione, per guardare e ascoltare i “Suoni Visivi” – improvvisazioni di Claudia e il musicista elettronico Joshua Tennent mentre dipingono e giocano in armonia, discordia e freestyle.
Claudia è un’artista transnazionale interessata a come gli artisti affrontano l’identità e la mente moderna. È cresciuta a San Paolo con la madre brasiliana e il padre italiano e vive in Gran Bretagna da oltre vent’ anni. San Paolo è anche la sede della più grande diaspora giapponese nel mondo, sin dalla prima ondata di immigrazione nel 1908. Era inevitabile che dopo aver studiato la storia del modernismo giapponese e brasiliano Claudia cadesse sotto l’incantesimo della calligrafia giapponese lasciando che questa guidasse il suo flusso e disciplinasse la sua mente. “Trovo affascinante e stimolante come i monaci giapponesi abbiano annonatoto la poesia su carta e come ciò diventi una trasmissione della loro esperienza”, afferma Claudia. “Quei caratteri calligrafici sono così significativi, hanno un proprio linguaggio e io sono interessata a costruire un linguaggio mio”. È stata influenzata da tutto quanto è giapponese, fin dall’inizio della sua educazione alla poesia, alla lingua e ai segni grafici.
La musica, o arte superior, come la descrive Claudia, è la base della sua arte. Ha studiato pianoforte classico presso un conservatorio di San Paolo, dove si è resa conto per la prima volta che la musica poteva essere un’astrazione. Ha mantenuto queste idee quando ha studiato arte presso l’Università di Greenwich e ha conseguito un Master in Arte Transnazionale presso l’Università delle Arti di Londra, riconosciuta come il principale centro di studio della cultura dal mondo post-coloniale al suo sviluppo in un mondo globalizzato.

Le sue grandi tele sono un processo di applicazione e rimozione, colore su colore, segni e minimalismo. “Inizio magari un dipinto con uno strato scuro molto sottile come il nero, lo spennello via finché non è trasparente e continuo a rimuoverlo finché non c’è nulla, poi applico un blu. Applicazione e rimozione. Voglio che lo spettatore veda i colori. A prima vista i quadri potrebbero sembrare minimalisti, ma in realtà nascondono molto. Ci sono colori che si mescolano e ci sono molti colori sotto lo scuro.” Per definizione le grandi tele richiedono che l’artista si muova, quindi ogni opera è un atto di fisicità. Claudia si è impegnata a studiare con maestri di yoga in India e pratica l’Ashtanga. “Quando dipingo è una meditazione in movimento e la mente e i pennelli sono controllati attraverso il respiro. La mia pittura è ripetitiva – come lo Yoga Ashtanga: quando si pratica una sequenza, non si può progredire se non si impara la mossa precedente. ”

Oltre alle sue meditazioni in movimento Claudia ha sempre voluto unire le sue passioni per la musica e la pittura facendo astrazioni calligrafiche per comunicare nel suo proprio linguaggio creativo. Condivide il suo amore per il Bossa Nova brasiliano,  il Free Jazz e il minimalismo giapponese con il musicista elettronico Joshua Tennent, che è di base a Berlino. La sua musica è in completa  armonia con l’approccio meditativo e immersivo di Claudia e le loro collaborazioni risuonano come esperienze veramente trascendentali. Le loro collaborazioni creative note come “Visual Sounds” – Suoni Visivi – sono iniziate in uno studio di Berlino nel 2015. Joshua suonava la chitarra mentre Claudia stendeva della carta sul pavimento. “Ho portato una piccola scatola di colori”, ricorda Claudia, “acrilici e acquerelli e ho iniziato a dipingere. Siamo stati lì per tre ore – suonando e registrando. Ci guardavamo, non dicevamo niente, abbiamo continuato e poi ci siamo fermati. Siamo andati a fare una passeggiata,  sempre senza parlare. Poi abbiamo detto: “Funziona!” “  Claudia e Joshua da allora si sono esibiti insieme a Londra e Tokyo. “Ho pensato che sarei andata in Giappone facendo ciò che stanno sviluppando da secoli – non sapevo neanche quello che facevo! In realtà era il contrario, il pubblico giapponese lo ha assolutamente amato come astrazione “.
Il lavoro di Claudia affronta l’universale con le sue pennellate gestuali e la calligrafia improvvisata. “È questione di sottigliezza e di delicatezza. Il corpo umano occupa lo spazio. La mente occupa il tempo. Come dipingi lo spazio? Come dipingi il tempo? “